COSÌ LA DESCRIVE GIUSEPPE MONDADA, UOMO DI SCUOLA, SCRITTORE E STORICO

“Minusio è davvero un comune favorito dalla natura, come pochi altri ha un pizzico di lago e di riva, terreni piani e in declivio, un poco di collina e anche la sua parte di montagna. Un tempo, quando era parte di quella più grande comunità che comprendeva anche Brione-Mergoscia, i suoi diritti su per i monti si estendevano sino in Vallemaggia, in Verzasca e sul piano di Magadino. Poi, sono avvenute, come capita in ogni famiglia di mortali, le “divisioni”. A Minusio toccò il pendio triangolare che si estende dalla strada Orselina-Brione e Monte Cordonico (1000 m di altitudine), tra i torrenti Rabissale e Ramnosa. Inoltre furono naturalmente confermati i suoi diritti nelle “co­munelle”, le parti rimaste indivise e che oggi sono indicate con il nome di “Tre comuni” e “Quat­tro comuni”. In questi ultimi tempi, i confini giurisdizionali dei comuni interessati hanno subito notevoli correzioni e modificazioni; il territorio comunale oggi si estende più in là del triangolo; inalterati sono rimasti, invece, i confini patriziali.

La montagna era, sino a cent’anni fa, parte integrante e vitale delle piccole aziende agricole priva­te. Lassù si pascolava il bestiame nei mesi estivi, si falciava il fieno, si raccoglieva legna e strame e anche un poco di castagne. Di quel mondo bucolico, oggi quasi più nessuna traccia. Le baite stesse o sono scomparse o si sono mutate in case di vacanza. Sono modeste casupole, ad eccezione di alcune alla Moranda — il primo maggengo che si incontra salendo — perché qui vi può ora giunge­re anche l’automobile. Gli altri maggenghi — Corte di Baffa e Cordonico — non sono serviti che dal vecchio sentiero, sicché l’aspetto del luogo è rimasto, per forza di cose, quasi inalterato. Ma domani le cose potrebbero cambiare. Ed è da augurarcelo, purché le bellezze naturali non siano però sconciate come purtroppo avviene altrove.

Belle passeggiate si possono pure fare su per la nostra montagna, non tanto per gustare la poesia della selva, che lassù in generale è povera per via di mancanza di acqua e, quindi, dei troppi incendi primaverili, quanto per la vista stupenda che si gode su tutta la valle del Ticino, da Bellinzona a Locamo, alle isole di Brissago e oltre.

Chi ha i piedi agili può salire sul bell’alpe di Cardada, alla Cimetta e ridiscendere per la Val Resa, ignota vailetta a molti ma tanto bella; oppure può spingersi sul Pizzo Trosa (m 1873 di altitudine) e sul Madone (m 2042 di altitudine). Chi, invece, deve fare qualche rinunzia, piglia allora la funivia che parte da Orselina e poscia la seggiovia: si incontrerà coi più bei posti della nostra montagna e potrà, aggiungendo qualche oretta di cammino, portarsi sui bei “monti” che già furono residenza estiva dei pastori Minusiensi, oppure su quelli, come Chiodo e Giorledo ed altri della Val Resa, già dei Brionesi, o, infine, sulle pasture tra i boschi ove ancora suda e si affatica il Mergoscese.”

Joomla SEF URLs by Artio